Zeman a 360° gradi

10 aprile 2012 by emiliano adinolfi

Tratto da un intervista al mister Zeman durante un incontro con l’Assoallenatori

 

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Mai distratti 


«Effettivamente la passata stagione – esordisce il tecnico ceco – a Lecce abbiamo preso qualche gol di troppo in queste occasioni. Ma era solo questione di concentrazione, perché gli stessi concetti, leggermente adattati agli interpreti, hanno funzionato perfettamente in altre realtà. Era necessario unicamente che i giocatori mettessero in pratica con maggiore abnegazione e in modo preciso le teorie esposte più volte alla lavagna, provate poi sul campo durante le sedute, perché ci sono delle “regole” e se non le si rispettano, si paga.»
Ecco come incomincia la sua esposizione Zeman e a riprova di ciò, del fatto che i giocatori mancano di attenzione, porta un esempio: «Basta osservare cosa succede nel momento del calcio d’inizio. Calciatori che si aggiustano i calzettoni, altri i pantaloncini, taluni le scarpe… non sono concentrati e lo stesso accade sui calci piazzati».
Ma perché marcare a zona sulle palle inattive? Far sentire la propria presenza fisica all’avversario, il cosiddetto fiato sul collo può essere determinante in un momento topico della partita. Non è d’accordo il mister: «Innanzitutto, con questa scelta tattica non si vedono maglie tirate e trattenute varie… non è sportivo comportarsi così. E poi, per ottenere risultati positivi, occorre rispettare le consegne, tutte le zone saranno certamente coperte, però mai stare fermi ad aspettare che… il pallone mi cada sulla testa. E’ indispensabile essere sempre attivi, valutare la traiettoria della palla, i movimenti dei giocatori e attaccare la sfera per conquistarla».
Continua subito l’ex allenatore del Lecce: «I giocatori, utilizzando la zona sulle palle ferme, hanno come riferimento principale la sfera, non l’uomo. Quindi non devono seguire un attaccante che magari termina la sua corsa dentro la porta… l’importante è che in questa non vi entri la palla. Inoltre, si trovano più facilmente le contromisure ai blocchi e veli usati per ostacolare la marcatura a uomo».
Infine, non dovrebbe essere così difficile sfruttare la zona anche in questo contesto: infatti, il principale concetto per la fase difensiva è quello di creare superiorità numerica e… «sulle palle ferme i difendenti sono sempre più degli attaccanti. Quindi, potrebbe bastare occupare gli spazi, coprire le palle lunghe, intercettare quelle sul corto e non dovrebbero esserci problemi. Ma è l’attenzione che fa la differenza, ricordatelo sempre».
Dopo questa premessa, il mister ha iniziato la sua analisi delle principali situazioni su palla inattiva, specificando immediatamente che non avrebbe trattato la rimessa laterale («Prima di tutto, i calciatori non sanno usare bene le mani, sono quasi più imprecisi che con i piedi. Inoltre, con le mani si può lanciare la sfera al massimo per una quindicina di metri e occupare questo spazio non è così difficile»).

Il rinvio del portiere
Inizia in tal modo Zeman: «Solitamente tutte le squadre si ammucchiano nel cerchio di centrocampo, con i calciatori che sperano di arrivare casualmente alla conquista della sfera. Io desidero evitare questo, pertanto, i quattro difensori, partendo rigorosamente in linea, nel momento in cui il portiere prende la rincorsa, arretrano (si staccano, in gergo tecnico, nda) di una decina di metri e poi attaccano la palla… voglio difendere in avanti! Chiaramente con le logiche coperture su chi va a saltare e salendo tutti insieme dopo che è stata colpita la sfera. Muovendosi subito, non dopo che la respinta è magari controllata da un avversario. Ci vogliono i tempi giusti anche per questo».
Nella concezione zemaniana tutto ciò significa pressare immediatamente il portatore di palla appena questi ne entra in possesso e non aspettare mai sulla linea di centrocampo per contrastarlo. Tale idea è confermata anche dal fatto che il tecnico non vuole che la squadra “scappi”, lasciando il possesso agli avversari, e si posizioni preventivamente in difesa, ma abbia come prima idea quella di conquistare la sfera per impostare immediatamente un’azione offensiva. Infatti, «le tre punte rimangono alte, pronte per ripartire o contrastare un eventuale passaggio del portiere che potrebbe preferire una giocata più corta. Sono un riferimento più importante per tutta la squadra, perché, ottenuto il possesso, ogni giocatore ha il compito di trovare uno di questi tre uomini».
E gli altri atleti? Il metodista, sempre secondo le sue caratteristiche, può rimanere quindici metri davanti alla difesa e “cercare” la palla, sempre che non ci sia un avversario nella sua zona, oppure avvicinarsi a uno di questi per disturbare il suo stacco. I centrocampisti esterni invece si stringono centralmente, ma devono essere pronti ad allargarsi celermente in fascia perché «entrati in possesso la sfera deve arrivare subito nella loro zona. Sono loro a far ripartire la squadra». Il portiere? Non deve certo stare sulla linea di porta «ma giocare con la squadra.
Intanto, il numero uno avversario non può certo segnare rinviando la palla dalla propria area e neanche gli attaccanti possono far gol direttamente di testa! Quindi, deve stare fuori dai pali e coprire le spalle ai difensori su eventuali spizzate»

Zeman chiede un comportamento simile anche per calci di punizione nella metà campo avversaria: «Vale il discorso fatto in precedenza. La linea difensiva si “stacca” immediatamente per “chiudere” come prima intenzione la palla lunga. Così che i giocatori non corrano fianco a fianco con l’avversario mentre la sfera è in volo. Infatti, i difensori devono andare incontro alla palla muovendosi in direzione della porta avversaria, non verso la nostra rete insieme alle punte dell’altra squadra. Inoltre, è mia intenzione costringere gli avversari a giocare in zona laterale in modo da contrastare più facilmente il possessore della sfera e chiudere i riferimenti più vicini, lasciando libero il lato debole (dove si può ripartire anche in modo efficace, nda)».
Se c’è invece una punta che va incontro alla sfera? il più delle volte è meglio che se ne occupi un centrocampista perché «se deve uscire un difensore, sganciandosi troppo in avanti, libera la zona dietro di lui e lì possono inserirsi gli avversari».


2 commenti »

  1. Complimenti per il sito ! molto interessante!!

    Comment by ai — 1 maggio 2012 @ 11:13

  2. Grazie Mister.
    Spero di avere la possibilità di confrontarmi con lei in futuro.
    Con stima.
    Adinolfi Emiliano

    Comment by emilianoadinolfi — 1 maggio 2012 @ 11:44

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