1. Arce, ufficiale: Emiliano Adinolfi è il nuovo allenatore

    4 luglio 2019 by emiliano adinolfi

    Arce, ufficiale: Emiliano Adinolfi è il nuovo allenatore

    E’ arrivata l’ufficialità: Emiliano Adinolfi è il nuovo allenatore dell’ U.S.Arce.

    La società del Presidente Alessandro Marrocco, dopo l’addio di Stefano Campolo, approdato alla Vis Artena in Serie D, ha deciso di ripartire da una vecchia conoscenza; infatti Emiliano Adinolfi proprio due stagioni fa era riuscito nell’impresa di raggiungere una salvezza insperata proprio con la squadra gialloblu. Adinolfi l’anno scorso ha allenato il Roccasecca in Promozione, mentre in passato si era seduto anche sulla panchina del Morolo sempre in Eccellenza.Di seguito la nota stampa del club e il link della prima intervista da nuovo allentore dell’Arce:“l’Unione Sportiva Arce 1932, comunica che con decorrenza 01/07/2019, la conduzione tecnica della prima squadra, sarà affidata a Mister Emiliano Adinolfi”.


  2. L’importanza della forza nel calcio

    30 maggio 2019 by emiliano adinolfi

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    Entriamo nel dettaglio. Perché un giocatore dovrebbe fare pesi? “Premessa: per qualunque sport sono necessari pesi pesanti. Non esiste il peso fatto per il nuoto, la corsa, il calcio: ma esiste il peso. La parola peso non vuol dire solo mettere massa muscolare, non significa diventare grosso. Fare pesi, per un calciatore, deve significare lavorare sulla fibra bianca del muscolo, ovvero quella veloce. Quella che serve per aumentare la velocità dello scatto, per superare gli avversari e per saltare. Insomma, quella che serve per bruciare chi hai di fronte nella distanza di 5/10 metri, quella decisiva per vincere i duelli in campo. O per volare all’incrocio dei pali”. Claudio, ma nelle immagini e video degli allenamenti spesso si vedono i giocatori utilizzare i pesi nei loro sedute: “Certo, ma se si fa attenzione si capisce subito come siano dei carichi troppo leggeri. Nel calcio i pesi, si dice da sempre, legherebbero il muscolo rendendolo cieco. Questa è la regola che segue il 99% delle squadre italiane. In realtà, se noi guardiamo le foto e i video degli allenamenti, i pesi ci sono. Ma se andiamo a vedere sono dei carichi davvero bassi, inutili per il potenziamento ma solo logoranti per le articolazioni. Se c’è un bilanciere sopra c’è massimo 10 kg per lato. In palestra i giocatori sollevano carichi bassissimi. Inutili all’incremento della forza. Attenzione, non stiamo parlando di diventare enormi, semplicemente di aumentare la forza. E il lavoro con i pesi dovrebbe mirare ad aumentarla, invece quelli leggeri lo indeboliscono perché non raggiungo le fibre bianche (ad alta eccitazione)”.

    “Il segreto è lavorare sulla fibra bianca. Quella che si contrae 4 volte più velocemente rispetto alla fibra rossa (di resistenza). E per farlo il carico deve essere al 90% del massimale (ovvero il massimo del peso alzato con una sola ripetizione, Lindsey Vonn la più grande sciatrice al mondo si allena con squat da 200kg ). Ma non solo, basti pensare ad Javier Zanetti, esempio vincente e maniacale cultore del proprio fisico.”Io ritengo che la forza nelle gambe sia fondamentale per evitare gli infortuni. Di “press” faccio 190 kg con una gamba”, dichiarò tempo fa la leggenda dell’Inter. Quindi tanti chili per gli esercizi base, dallo squat alla panca piana sul bilanciere. E con poche ripetizioni, dalle 2 alle 6. Attenzione però, un calciatore in settimana già si allena troppo a livelli fisico e aerobico, in più gioca di media due partite (logoranti da un punto di vista fisico), per questo la seduta con i pesi andrebbe fatta solo una volta a settimana. Magari nel giorno di scarico. A patto che sia pesante, breve e intensa. E soprattutto seguita da un successivo riposo a livello aerobico. Prediligendo soltanto le situazioni tecnico e tattiche. Perché la velocità non si aumenta con la corsa, i cambi di direzione, con le estenuanti ripetuti, i gradoni e gli scatti. Si aumenta grazie all’esplosività, un fattore dato dalla forza incrementata grazie al lavoro in palestra. Un po’ come fa Bolt, il più grande velocista della storia, così forte grazie anche alla potenza sprigionata dai suoi muscoli (allenati con i pesi)”.
    “Una partita di calcio, a livello fisico, implica un recupero di quattro giorni. Ma è impossibile fare ciò, perché le sedute di riposo nel nostro calcio stanno quasi a zero. Addirittura, per la massima resa, la letteratura scientifica consiglia almeno 7 giorni di riposo totale. In questo modo, con le fibre rigenerate, uno sportivo correrebbe il doppio (curiosa la storia di Catherine Bertone, campionessa italiana di maratona a 44 anni. Lei, una pediatra che ha debuttato alle Olimpiadi di Rio a 44 anni allenandosi semplicemente nei ritagli di tempo). L’effetto del peso, di alzare con esercizi naturali (quali squat, panca piana e stacco da terra) chili pesanti rafforza i muscoli che a loro volta proteggeranno le articolazioni. Ah, si dovrebbe lavorare una sola volta a settimana con i pesi, al 90% del massimale, aumentando progressivamente il carico. Ottenendo così più compattezza sulle gambe. Lavorando sulle fibre bianche (veloci a rapida contrazioni) e risparmiando quelle rosse (lente) che servono per la resistenza. E’ la forza che fa vincere, l’esplosività. La mancanza di massa muscolare sulla coscia, in particolare nel bicipite femorale che protegge il ginocchio, può portare alla rottura del crociato. L’infortunio arriva perché il vasto mediale, se si indebolisce, non facendo pesi, e affaticato dal troppo lavoro atletico, non protegge il collaterale e il crociato e si rompe. Il crociato che fa crac, molto probabilmente, è dovuto ad una povertà di sensori propriocettivi. E se il quadricipite di un calciatore di per sé è abbastanza potente, bisognerebbe equilibrare la sua parte posteriore, ovvero il bicipite femorale. Il vasto mediale si potenzia con la squat pesante, non con le logoranti ripetute. Bisogna creare precisi rapporti di forza: in particolare tra il quadricipite e il bicipite femorale. I lavori con pesi leggeri e prolunganti, invece, affaticano le fibre lente e aumentano la probabilità di infortunio. In particolare ci sono due tipi di conformazioni umane. Quelli alti con gli arti lunghi e quelli con gli arti normali. Giocatori alti e longilinei, come Milik, per aumentare la forza e l’ipertrofia necessitano non più di sei ripetizioni al loro massimale(a patto che siano infrequenti e pesanti, vedi la testimonianza di Zanetti). Sopra le sei ripetizioni un atleta con gli arti lunghi non aumenta né di forza ne di massa. E più corre, più lavora in condizione aerobiche, magari con gli estenuanti circuiti, ripetute e gradoni, non fa altro che indebolirsi”.
    Non serve diventare degli Hulk. Anche se l’ex giocatore dello Zenit è tutto tranne che lento. Anzi, i giocatori grossi, muscolari, sono sempre quelli più sani e veloci. Lo confermò proprio Javier Zanetti, un higlander del nostro calcio: “Io ritengo che la forza nelle gambe sia fondamentale per evitare gli infortuni. Di “press” faccio 190 kg con una gamba. Quando sono arrivato in Italia con il prof. Bordon, ho iniziato a fare questo programma di forza che mi ha aiutato tantissimo. Bicipiti e quadricipiti”. Parola di un giocatore con un’infinità di partite nelle gambe. Sempre titolare e sano. Ma gli esempi di calciatori muscolari (attenzione, non per forza grossi) vincenti è pieno. Da CR7, sempre attento al riposo e alla cura del suo fisico) fino ai campioni del passato: da Rumeniggue, Briegel fino ai portieri. Vedi Peruzzi, grosso, muscoloso, ma sempre agile e padrone della sua area. Passando per gli altri sportivi, da Bolt (si allena moltissimo con i pesi per aumentare la forza) a Nadal. “Certo, vince anche chi è meno dotato muscolarmente come Federer, ma non esiste la controprova per cuiRoger e gli altri atleti dal fisico normale non avrebbe vinto altrettanto con 5 kg di muscoli in più. La gente pensa che il calcio sia uno sport diverso. Ma se in tutti gli altri sport al mondo fanno i pesi pesanti, perché nel calcio non dovrebbero farli? E soprattutto non c’è un’ecatombe di giocatori dal gran fisico con tanti problemi muscolari. Un po’ come CR7, dal corporatura enorme, ma che col passare degli anni corre allo stesso modo di quando era ragazzino”. Ok Claudio, ma casi come quelli di Pato e Ronaldo il Fenomeno? “Quest’ultimo aveva una fragilità congenita del tendine rotuleo, è quasi un caso raro il suo. E poi sono davvero pochi i giocatori infortunatisi per i pesi. Pato? I pesi si possono fare nella maniera errata e diventare quindi dannosi. Soprattutto se leggeri e seguiti da poco recupero”. Insomma, nel calcio i pesi (pesanti, brevi, e seguiti dal riposo) sono il fattore determinante per la forza e la salute del giocatore.


  3. Roccasecca, Mister Adinolfi: “Dall’inferno al paradiso!”

    21 maggio 2019 by emiliano adinolfi

    Una stagione lunga e faticosa. Il Roccasecca vince la propria sfida play out e lascia la retrocessione al Casalvieri. I padroni di casa sconfiggono i gialloblù con la sontuosa tripletta di Michele Perlingieri. A fine gara, sui propri social, il tecnico Emiliano Adinolfi ha espresso la propria soddisfazione per l’obiettivo raggiunto: “Un grazie di cuore a tutti. Ai miei ragazzi, allo staff, a tutti i dirigenti, a tutti i bambini della scuola calcio, alla mia famiglia e a mia moglie. Un applauso a tutti tifosi che hanno riempito le gradinate del Lino Battista di Roccasecca creando una cornice di tifo spettacolare e indimenticabile. E’ stata una bella domenica di sport, di calcio, di passione e di appartenenza. La Brigata07 è sempre stata al nostro fianco, soprattutto nei momenti di difficoltà. In casa, in trasferta e durante gli allenamenti. Sono stati quattro mesi dall’inferno al paradiso senza mollare mai. Per tutti quelli che… «Mister lascia perdere sono già condannati», «Sono solo undici persone che corrono dietro a un pallone», «Ma che ti frega il calcio è solo un gioco». Per niente! Non lo è mai stato. Non lo sarà mai. E’ molto di più.

    Roccasecca

     

     

     

     

     

     

     


  4. Il Pressing di Sarri (Chelsea)

    16 ottobre 2018 by emiliano adinolfi

    Analisi ed esempio del pressing ultraoffensivo del Chelsea di Maurizio Sarri.

    Esempio con sistema di gioco 433 del Chelsea vs 4231 dell’Inter di Spalletti

    Si evidenzia dalle immagini l’organizzazione dei tempi e delle distanze della pressione individuale e del pressing collettivo.

    I tre attaccanti stretti del Chelsea, che invitano portiere e difensori avversari, nel giocare palla esterna in un primo momento.

    Successivamente i Blues pressano, invitando la giocata interna nerazzurra, per poi obbligare una giocata filtrante forzata, in zona centrale.

    Questo porterà ad un recupero palla del Chelsea in zona mediana per ribaltare l’azione.


  5. Test Mapei A.s.Roma

    19 luglio 2018 by emiliano adinolfi

    mapei

     

     

     

     

     

     

    Ma cosa sono i Mapei Test? Si tratta di una serie di esami che sfruttano le tecnologie di nuova generazione per indagare le risposte atletico-funzionali dei calciatori, analizzati singolarmente. Sono stati importati a Roma proprio da Di Francesco, che li aveva apprezzati ai tempi del Sassuolo, ma adesso vengono adottati da molti club di Serie A. Dall’asimmetria nel salto alla forza negli arti inferiori, fino al cosiddetto HIT (High-intensity intermittent test): sono tante e variegate le prove alle quali sono stati sottoposti De Rossi e compagni. Vediamole nel dettaglio.

    – Plicometria: è il classico indice della percentuale di massa grassa e massa magra. Viene abbinato ad un test funzionale e misura lo spessore del grasso sottocutaneo.

    – Test Mognoni: si effettua correndo su un tapis roulant o sul campo per 6 minuti alla velocità costante di 13.5 km/h. Vengono rilevate frequenza cardiaca e la concentrazione di acido lattico nel sangue (tramite prelievo di una goccia di sangue dal lobo dell’orecchio): grazie a questi si valutano le condizioni dal punto di vista aerobico prima, durante e dopo la sessione d’allenamento.

    High-intensity intermittent test (HIT): i calciatori effettuano corse ad intermittenza ad alta intensità. 25 metri di corsa avanti e 25 indietro in dieci secondi, dopodiché venti secondi di recupero. Anche in questo caso si misurano le risposte metaboliche tramite il prelievo di alcune gocce di sangue dal lobo dell’orecchio e stimati alcuni parametri tra cui l’acido lattico, i bicarbonati (che rappresentano il potere tampone del sangue) ed il pH.

    – Test di forza esplosiva degli arti inferiori: i calciatori in questo caso eseguono alcuni salti su una pedana dinamometrica, chiamata così perché fornisce un segnale elettrico proporzionale alla forza applicata. Ad essere valutate sono appunto la forza, l’altezza e la potenza sviluppata durante il salto.

    – Test di asimmetria di spinta nel salto: protagonista anche in questo caso la pedana dinamometrica. Questa misurazione permette di individuare e valutare eventuali asimmetrie durante le spinte, ma cosa più importante evidenzia quegli atleti che sono a maggior rischio per infortuni muscolari legati agli arti inferiori. E se è vero che i risultati dei test sono stati brillanti, è di certo una buona notizia visti i 19 infortuni che hanno colpito la rosa di Di Francesco dall’inizio della stagione.

    – Test isocinetici: riguardano la valutazione della forza in regime di contrazione isocinetica, ossia quel movimento che si ha quando il muscolo sviluppa il massimo sforzo per tutta l’ampiezza, accorciandosi a velocità costante. In più permette una stima degli eventuali sbilanciamenti dovuti a differenze tra lato destro e sinistro, uno dei fattori di rischio per la prevenzione degli infortuni.

    – Test di funzionalità neuromuscolare durante i cambi di direzione: attraverso alcune stimolazioni elettriche dei nervi periferici, vengono esaminate le capacità dei calciatori a sostenere un numero elevato di cambi di direzione: al termine di ogni serie avviene la quantificazione le funzionalità neuromuscolare del quadricipite.