1. Alla scoperta del match analyst

    29 dicembre 2016 by emiliano adinolfi

    L’arte di vincere una partita di calcio è molto più complessa di quanto non appaia. La storia recente di questo sport è anche una cronaca poco conosciuta di una serie notevole di progressi, di staff tecnici che si allargano progressivamente e di una miriade di strumenti innovativi di cui vengono dotati gli allenatori dei nostri giorni. Comprendere ciò che accade in una partita, analizzare situazioni tattiche e gesti tecnici, prendere contromisure in base all’atteggiamento dell’avversario. La battaglia per limitare la casualità continua e, da questo punto di vista, una delle figure più interessanti e innovative degli ultimi anni è quella del match analyst, una professionalità che, però, per sua stessa natura non conquisterà mai le vetrine e le prime pagine.

    Di loro si parla poco, forse mai. Eppure sono presenti in ogni staff tecnico che si rispetti. “Il match analyst è come il radiologo: ti dice quello che hai di rotto, ma non opera”. Si tratta di una figura in grado di unire conoscenze tecnologiche e calcistiche, un collaboratore dell’allenatore in prima deputato all’analisi dell’avversario di turno (quello che è definito team studio), di partite specifiche (match studio) ma anche dell’atteggiamento di giocatori singoli e delle sedute di allenamento. Attraverso l’utilizzo di software che permettono di studiare i video delle varie partite, devono rispondere alle esigenze del tecnico, supportandone il lavoro con relazioni che agevolano la preparazione dell’incontro successivo, il lavoro sul campo e l’atteggiamento tattico della squadra. In altre parole, la match analysis è l’analisi oggettiva (e non emotiva, come spesso è quella degli allenatori) e supportata da strumenti tecnologici di ciò che accade in campo. Una disciplina nata alla fine degli anni 50 in Inghilterra con Reep, il primo allenatore che iniziò a raccogliere video della prima divisione britannica per analizzare l’atteggiamento tattico delle squadre e cercare di stabilire se esistesse una relazione tra il numero di passaggi completati e quello dei gol prodotti. Un tipo di analisi proceduto di pari passo con lo sviluppo della statistica applicata al calcio e giunto ai nostri giorni anche attraverso il lavoro di Valeri Lobanovski, il primo a introdurre l’utilizzo dei computer, e Arrigo Sacchi, a cui si deve l’utilizzo costante e metodico dei video nella preparazione del match. Tutto il resto, lo hanno fatto l’esplosione delle pay-tv negli anni 90 e il progresso tecnologico che ha permesso ai tecnici di tutto il mondo di disporre nei propri pc (o iPad) di tutte le informazioni necessarie per affrontare al meglio le squadre avversarie.A metà degli anni 2000, allenatori di Serie A,hanno progressivamente aumentato il ventaglio delle richieste delle informazioni sulle squadre professionistiche. Il semplice video sull’avversario non bastava più, serviva un’analisi sempre più dettagliata delle caratteristiche tattiche e delle situazioni ricorrenti (le cosiddette costanti). Dalle VHS si è passati ai DVD e, infine, agli attuali file multimediali. E, parallelamente, è nata la necessità per ogni staff tecnico di dotarsi di una figura che, a tempo pieno, potesse occuparsi dell’analisi dei video prodotti a partire dalle registrazioni degli incontri fornite dalle pay-tv (ma anche da riprese aggiuntive introdotte nel corso degli anni). In Italia, il pioniere è stato Adriano Bacconi, inserito da Lippi nel gruppo che vinse il Mondiale 2006. Con l’avvento di Prandelli in Nazionale, invece, è Gagliardi a occuparsene per la Federcalcio. Un ruolo poco chiacchierato, eppure fondamentale. Il match analyst vive ormai integrato negli staff tecnici e nella settimana di lavoro della squadra. Durante l’incontro, osserva la partita dalla tribuna. Spesso in compagnia del tattico del club e da una visuale privilegiata rispetto a quella pessima del campo, motivo per cui anche i grandi allenatori – alle volte – capiscono ben poco di quanto è accaduto durante il match. Dopo il triplice fischio, inizia l’analisi dell’incontro appena concluso. Poi, deve aderire alle richieste del tecnico. C’è chi vuole una seduta video il martedì e il venerdì, chi una soltanto a settimana. Ma, in linea di massima, l’obbligo è sempre lo stesso. Analizzare l’avversario di turno in almeno cinque incontri, individuandone lo stile di gioco, i punti di forza e le debolezze in fase difensiva, offensiva e nelle situazioni di palla inattiva. Un lavoro di ore ed ore che si conclude in un video sintetico di 15-20 minuti, equamente divisi fra le due fasi di gioco, da sottoporre alla squadra (l’analisi per l’allenatore può invece essere meno stringata). Una complessità da gestire attentamente. Sia per le difficoltà tecniche di un lavoro che richiede competenze tecnologiche spesso sconosciute agli allenatori, sia per indubbie questioni diplomatiche che si possono creare in seno a uno staff.

    Le conoscenze tecnologiche necessarie e le tempistiche ridotte obbligano ogni allenatore a dotarsi di un match analyst. I tecnici dell’ultima generazione preferiscono averne uno di fiducia, mentre i club all’avanguardia decidono di dotarsi di uno staff di match analyst a tempo pieno e quindi totalmente indipendente dall’allenatore di turno. Un esempio? Alla Juventus Conte ha salutato due anni fa, ma la struttura di analisi guidata da Riccardo Scirea non è stata toccata e ha conferito una certa continuità alla gestione di Allegri. Detto questo, è indubbio che una delle qualità principali del match analyst debba essere quella di saper restare al proprio posto. “Passione, ordine, precisione e propositività ma nel rispetto dei ruoli – ricorda Gagliardi – sono le qualità dell’analista tattico”. Non bisogna mai dimenticare che le competenze decisionali spettano all’allenatore (chi comanda è lui) e che è necessario conquistarne la fiducia con pazienza e riservatezza. Un ruolo tanto in crescita quanto atipico in un calcio mediatico come quello odierno.Deve essere sempre a disposizione dell’allenatore e dei giocatori, che spesso inizia da questioni di analisi tattica e finisce per aiutare chi non trova la connessione wireless nel ritiro pre-partita. “Il match analyst è come un coltellino svizzero – ci ricorda Vincent Cavin, video analista della nazionale elvetica -. Deve essere pronto a tutto, conoscere ogni cosa ed essere sempre a disposizione”. Anche per questo, ormai, nessuno può più farne a meno.

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  2. Roccasecca, il nuovo allenatore è Adinolfi

    by emiliano adinolfi

    Il club ha ufficializzato l’allenatore della prossima stagione.

    Il Roccasecca ha scelto il nuovo allenatore: si tratta di Emiliano Adinolfi, ex Morolo. Lo ha annunciato la società con la seguente nota tramite il proprio profilo Facebook: ”Roccasecca: Emiliano Adinolfi è il nuovo allenatore! L’ormai ex tecnico del Morolo, dopo aver raggiunto l’accordo con la società, siederà sulla panchina della prima squadra per la prossima stagione. Al mister, gli auguri di un buon campionato e buon lavoro”.

    DICHIARAZIONI - Il nuovo tecnico si è presentato così: “Roccasecca è una società ambiziosa,una piazza importante con un grande senso di appartenenza. La domenica in casa c’è entusiasmo e questo è un fattore positivo. La squadra si rinforzerà in ogni reparto,con calciatori giovani e motivati che dovranno innanzitutto essere uomini e poi calciatori. L’organico attuale è un ottima base per programmare la nuova stagione; c’è il giusto equilibrio tra giocatori esperti e di prospettiva. Per gli under, avere giovani di Roccasecca con esperienza nella categoria è un grande vantaggio che premia il lavoro di crescita della società svolto negli anni precedenti nel settore giovanile. La mia fonte di ispirazione è il calcio italiano,gli allenatori italiani. Studiare con interesse il calcio moderno,la metodologia del calcio spagnolo e la cultura calcistica del calcio inglese,senza snaturare le tradizioni calcistiche del nostro paese. La mia squadra dovrà essere solida,compatta,offensiva.Il sistema di gioco è importante ma prima contano le idee, i concetti,la mentalità. Difetti e pregi non riesco ad elencarli,sicuramente l’umiltà e le motivazioni sono valori fondamentali nel calcio, ma sopratutto nella vita di tutti i giorni. Aspettiamo il lavoro di questa finestra di mercato per rinforzare la rosa attuale e poi decidere che campionato fare. La dirigenza vuole fare bene quest’anno e sono sicuro che insieme si possa fare un grande lavoro”.


  3. Gioco di posizione Guardiola( Oscar Cano Moreno )

    23 giugno 2016 by emiliano adinolfi

    Oscar Cano, allenatore spagnolo e autore del libro “Il gioco di posizione del Barcellona”

    Oscar Cano Moreno è un uomo giovane, in fondo ha appena 43 anni, ma è un allenatore convinto. Un andaluso di Granada che si è fatto promotore sul campo (con Salamanca, Polideportivo Ejido, Betis B), e fuori, del cambiamento che ha attraversato il calcio spagnolo negli ultimi 10 anni. Uno studioso del metodo Guardiola, del cosiddetto “gioco di posizione” trasportato con successo dal Barcellona al Bayern Monaco, modello difficilmente riproducibile, ma idea a cui gli allenatori evoluti dovrebbero tendere.

    “Voi pensate che il Barça o il Bayern siano squadre che giocano a due tocchi o di prima, non è la verità. Se analizzate le statistiche sono le squadre che in Europa conducono più di tutte la palla. E’ il loro modo per aprire linee di passaggio e servire i compagni. La conduzione della palla attira gli avversari che vanno in pressing sul portatore e “dimenticano” i nostri compagni che con piccoli ma continui movimenti organizzati si smarcano e giocano in zone del campo libere”.

    “L’obiettivo è quello di creare disordine nella squadra che abbiamo di fronte cercando di trovare gli spazi liberi alle spalle delle linee di pressing avversarie. In questo modo si “eliminano” dal gioco gli avversari superati”.

    “I numeri 4-4-2, 4-3-3, 4-2-3-1, sono indicazioni standard e statiche che non rispondono alla realtà del campo, che è viva e in continua evoluzione. Non è detto che un centrocampista centrale non possa andare a ricevere in posizione di terzino destro, dipende dalle circostanze. E’ chiaro che a un dato movimento corrisponde un movimento armonico di un compagno che mette in ordine il sistema. Il giocatore deve abituarsi a pensare il gioco, non ad eseguire movimenti meccanici. E’ una prospettiva superiore rispetto all’ordine tattico a cui siamo abituati”.

    “I giocatori tendono sempre meno ad andare all’uno contro uno perché si considera il dribbling un’azione individuale che va a scapito della squadra. Bisogna rovesciare la prospettiva e considerare la componente collettiva che è nel dribbling: ovvero la possibilità che questa giocata mi dà liberando spazio e tempo per una giocata successiva”.

    Talvolta vediamo squadre super veloci che si affrontano con continue ripartenze, ma che corrono tanto, senza qualità. Molto spesso il restare fermi, rallentare può essere più efficace che muoversi tanto ma con scarsa cognizione. Non è importante quanto facciamo ma come lo facciamo”.

    In sintesi il problema del calcio, in generale, è che si tende ad ingabbiare i giocatori entro delle idee e delle convinzioni calcistiche troppo rigide. L’obiettivo di ciascun allenatore non sarà l’obbedienza incondizionata da parte del giocatore, nemmeno l’anarchia, ovvio, ma l’idea di avere una squadra formata da persone che pensino il gioco e trasformino i loro comportamenti in campo a seconda delle circostanze. Quanto più un allenatore diventerà non indispensabile, tanto più si sarà raggiunto l’obiettivo.

     

     


  4. Mister Adinolfi sul Morolo: “Siamo in linea con gli obiettivi prefissati”

    15 aprile 2016 by emiliano adinolfi

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    Giunti alla pausa delle festività pasquali, per il Morolo è tempo di tracciare un piccolo bilancio in vista delle ultime sei giornate della stagione (cinque per i lepini che alla ripresa delle operazioni avranno un turno di riposo). 

    L’ultimo periodo si è rivelato estremamente positivo per la compagine bianco-rossa, imbattuta da nove gare, avendo raccolto cinque vittorie e quattro pareggi. 
    Mister Adinolfi appare soddisfatto di quanto fatto in questa stagione: «Il nostro obiettivo – dice l’allenatore dei lepini – era quello di centrare un salvezza tranquilla e mi sembra che finora siamo in perfetta linea con quanto prefissato. Ci sono stati dei momenti complicati, specie quando la squadra non poteva disporre di tutti gli effettivi, ma abbiamo sempre lavorato con umiltà senza fare proclami a nessuno». 
    Come accennato in precedenza, il Morolo viene da una striscia positiva di otto risultati utili, sintomo di una sicurezza mentale oltreché tecnica: «C’è stato un momento in cui le cose non giravano per il verso giusto ed è stato allora che è scattata una scintilla nella squadra. Abbiamo acquisito maggiore fiducia nei nostri mezzi e ciò ha portato ad un cambio di mentalità. I veterani hanno dato una grande mano al resto della squadra e alla fine i risultati sono cominciati ad arrivare».
    L’apporto dato dagli età di lega è stato altresì importante, sintomo che la società si è mossa bene sul fronte giovani: «Lo staff tecnico e la società hanno lavorato molto bene da questo punto di vista, molti osservatori hanno visionato i nostri ragazzi e questa cosa ci inorgoglisce. Anche nelle Juniores di Mister Norberto Di Pofi stiamo facendo molto bene, attualmente siamo secondi». 
    Gli obiettivi per questo rush finale sono chiari e semplici: «Naturalmente ci auguriamo di continuare la striscia positiva e di scavalcare più squadre possibili in graduatoria. Ci aspetteranno partite complicate, ma ci faremo trovare pronti. Inoltre, se tutto andrà secondo i piani, mi piacerebbe dare più spazio ai giovani e a chi ha giocato di meno».
    Nonostante la giovane età, coach Adinolfi ha dimostrato di avere tutte le carte in regola per costruirsi una brillante carriera da allenatore, ma per adesso cerca di non guardare troppo avanti: «Per me è stato motivo di grande orgoglio aver raggiunto, a trentacinque anni, il traguardo delle centocinquanta panchine consecutive in Eccellenza. Inoltre, sia a Ceccano che a Morolo ho sempre centrato gli obiettivi stagionali. Attualmente, il mio unico pensiero è quello di fare bene con questa società».

    fonte ciociariaoggisport


  5. WyScout una piattaforma tecnologica nel calcio moderno

    22 marzo 2016 by emiliano adinolfi

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    Wyscout è una piattaforma tecnologica che oggi utilizzano più di 100 club professionisti (18 di serie A) e agenzie per la ricerca di giocatori in tutto il mondo. Grazie a Wyscout ogni direttore sportivo e agente può visionare qualsiasi giocatore in oltre 60 nazioni del mondo in tempo reale e poi decidere se approfondire, andando ad osservare il calciatore di persona, prendendo contatto col suo agente. In altre parole è una sorta di mega-database di dati e video di 70.000 giocatori al mondo, una banca dati aggiornata in tempo reale. Non è una piattaforma pubblica ma riservata ad agenti Fifa, club federazioni e leghe.

    Nel 2004 due giovani ragazzi appassionati di calcio consegnano all’allora allenatore del Genoa Serse Cosmi una busta chiusa contenente una lettera e un dvd. All’interno c’è il montaggio video dell’ultima partita del grifone con gli spezzoni che analizzano le principali azioni della partita. Tutti i calci d’angolo, tutti i tiri in porta, le posizioni, i passaggi riusciti e sbagliati. L’idea è semplice ma geniale: fornire all’allenatore materiale video per analizzare i match nel dettaglio e parlare degli errori con i propri giocatori.

    “Quando giocavo a calcio il mio allenatore ci faceva vedere i vhs con le azioni dei grandi campioni a cui ispirarci. Con le cassette era però complesso, l’arrivo del dvd ci ha consigliato l’idea: perché non fornite ai tecnici materiale video montato in modo da vedere nel dettaglio le azioni salienti di un match?”. Un progetto iniziato da un’idea su dvd e diventato un’azienda con oltre cento dipendenti oltre che lo strumento di lavoro principale per allenatori, direttori sportivi e giocatori. Dopo il primo dvd dato a Cosmi la crescita del progetto è stata esponenziale e gli ideatori hanno subito previsto il margine di crescita: perché fermarsi ad un montaggio video delle partite quando si può creare un database capace di unire i replay delle azioni alle statistiche dei giocatori di tutto il mondo?

    “Inizialmente siamo stati noi a proporci alle società. Volevamo fornire uno strumento per preparare i match ma fin dai primi appuntamenti con i direttori sportivi abbiamo notato che le loro scrivanie erano piene di dvd con azioni e highlights di giovani talenti o presunti tali provenienti da ogni parte del mondo. Il resto è venuto da sé, abbiamo iniziato a catalogare azioni e statistiche di giocatori in ogni angolo del globo seguendo le partite in tv e archiviandole. In poco tempo ci siamo ritrovati con un database capace di offrire ogni tipo di informazione su qualsiasi calciatore professionista”.

    Wyscout spicca così il volo diventando un archivio capace di fornire ai professionisti dati e informazioni. Le società che siglano partnership con Wyscout partono dall’Italia ma in pochi mesi si estendono a tutta Europa prima e a tutto il mondo poi. L’azienda si espande a macchia d’olio e i quattro protagonisti iniziali oggi sono affiancati da altri cento colleghi di lavoro. Una sede a Chiavari, in Liguria, una a Sofia in Bulgaria e una in apertura a Dakar in Senegal. Grazie a Wyscout tante trattative sono andate a buon fine: “mi piace ricordare quella che portò il peruviano Guerrero al Corinthians. In Brasile erano scettici ma fui lui a regalare il mondiale per club alla sua nuova squadra segnando in finale al Chelsea. I dirigenti dissero che il merito del suo arrivo era di Wyscout e da quel momento il nostro lavoro in Sudamerica si è quintuplicato”.

    Il futuro di Wyscout è ora inarrestabile. E’ stata lanciata l’applicazione Wyscout players, dedicata ai calciatori professionisti, che permette di vedere statistiche e impegni in calendario andando a spiare anche le ultime giocate degli avversari diretti. “Prendiamo d’esempio Ibrahimovic, la prossima partita gioca con il Lorient. La nostra applicazione può fargli vedere chi lo marcherà guardando anche i video degli stacchi di testa del suo marcatore, il tipo di gioco, le statistiche su interventi e falli. Wyscout players è ormai usato dal 70% dei calciatori della serie A”.

    Un successo tutto italiano che premia l’idea di giovani ambiziosi, ragazzi che a sogno realizzato ci tengono a ringraziare i primi sostenitori. “In particolare Claudio Onofri che agli inizi ci ha spiegato come montare le azioni principali, a cosa portare maggiore attenzione e a come ragionano gli allenatori”. Oggi Wyscout è un mezzo di lavoro indispensabile per tante società nel mondo e già si preparano novità che cambieranno ulteriormente il modo di fare calcio e mercato. “Inseriremo i contatti di agenti e società per favorire le trattative tra i club di paesi diversi”. Idee su idee, l’inarrestabile flusso non si ferma e punta sempre più in alto. Una storia di eccellenza italiana che dà lezioni di intuito e coraggio e insegna a non smettere mai di credere nei propri sogni.

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